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Guida Completa all'Autoscaling in Kubernetes: HPA, VPA e Cluster Autoscaler

Giovanni1993
| 2/2/2026

Scalabilità Automatica in Kubernetes: Strumenti Essenziali per Ottimizzare i Cluster

Kubernetes rivoluziona la gestione dei container grazie a meccanismi di autoscaling avanzati che adattano dinamicamente le risorse alle esigenze reali delle applicazioni. Tra i pilastri di questa tecnologia spiccano Horizontal Pod Autoscaler (HPA), Vertical Pod Autoscaler (VPA) e Cluster Autoscaler, strumenti indispensabili per mantenere prestazioni elevate e costi contenuti nei moderni ambienti cloud.

HPA: Scalabilità Orizzontale Basata su Metriche

L’HPA regola automaticamente il numero di pod in un deployment, monitorando metriche come l’utilizzo della CPU, il traffico di rete o indicatori personalizzati. Ad esempio, può aumentare le repliche da un minimo di 1 a un massimo di 10 quando il carico supera il 50% della capacità, garantendo reattività istantanea senza intervento manuale. Questa funzione si integra perfettamente con piattaforme come Google Kubernetes Engine (GKE), supportando sia configurazioni base che multi-metrica per scenari complessi.

VPA: Ottimizzazione Verticale delle Risorse

Il VPA interviene sul piano verticale, adattando le richieste di CPU e memoria per ogni singolo container. Analizzando l’uso storico, propone e applica valori ottimali, evitando sprechi o carenze. Ideale per applicazioni con pattern di consumo variabili, opera evictando e riavviando i pod con nuove specifiche, preservando i rapporti tra limiti e richieste iniziali. Non compatibile con certi pool di nodi virtuali, ma essenziale per un “right-sizing” automatico.

Cluster Autoscaler: Gestione Dinamica dei Nodi

Il Cluster Autoscaler si occupa del livello infrastrutturale, aggiungendo o rimuovendo nodi in base alla domanda di pod non schedulabili. Su Azure Kubernetes Service (AKS), si abilita con comandi semplici come az aks create, definendo minimi e massimi (ad esempio, 1-3 nodi iniziali). Supporta bilanciamenti zonali e aggiornamenti rapidi, ottimizzando i costi in cluster distribuiti.

Questi strumenti, combinati, formano un ecosistema potente per l’orchestrazione containerizzata, riducendo il time-to-response e massimizzando l’efficienza. Per implementazioni su AWS EKS o Oracle OKE, le best practice enfatizzano configurazioni personalizzate e monitoraggio continuo.